LA RIFORMA DELLA LEGGE FALLIMENTARE

LA VERIFICA DEI CREDITI DI LAVORO DIPENDENTE

In materia di ammissione al passivo dei crediti di lavoro dipendente, nel corso degli anni si è formata una giurisprudenza ed una dottrina sufficientemente stabili, in base alle quali si può affermare che nella vecchia disciplina fallimentare, la verifica dei crediti di lavoro dipendente avveniva in una quadro di sufficiente certezza.

In genere comunque, vengono ammessi al passivo tutti i crediti che il lavoratore dipendente può dimostrare essere dovuti in base ad una stretta applicazione del contratto di lavoro. Devono invece formare oggetto di accertamento in via contenziosa una serie di altre richieste che il lavoratore ritenesse di dovere fare valere quali, ad esempio, le differenze retributive relative a mansioni ricoperte che rientrano in un diverso inquadramento contrattuale.

A titolo meramente esemplificativo, rientrano nell'area del privilegio di cui all'art. 2751 bis n.1:

  • lo stipendio base (c.d. minimo salariale) e le supplementari;

  • l'indennità di contingenza;

  • le ferie non godute;

  • gli scatti di anzianità;

  • la gratifica natalizia;

  • i premi di produzione;

  • il compenso per il lavoro straordinario e notturno;

  • le indennità per infortunio, gravidanza e puerpero (spetta il privilegio sull'indennizzo da infortunio a carico del datore di lavoro anche per la parte non coperta dagli istituti di sicurezza e assicurazione sul lavoro);

  • l'indennità di mancato preavviso;

  • gli incentivi all'esodo e le altre indennità o somme dovute in base a convenzione di allontanamento dal lavoro;

  • danni ed indennità da demansionamento;

  • in generale ogni somma, anche stabilità avanti ad autorità giudiziaria, che sia connessa e discenda direttamente dal contratto di lavoro;

  • il T.F.R.

Somme per le quali non spetta il privilegio

  • le indennità per le spese sostenute a causa del lavoro, come le indennità di trasferta e di trasferimento;

  • i compensi erogati per spirito di liberalità ed una tantum;

  • il corrispettivo per il patto di non concorrenza;

  • altri rimborsi spese ed indennità non connesse al rapporto di lavoro

 

Operatività del privilegio generale ex art. 2751bis n.1) - compendio mobiliare

Il privilegio stabilito dall'art. 2751 bis è il più alto fra i privilegi di tipo generale mobiliare. Il privilegio generale mobiliare opera su tutti i beni mobili del debitore, e quindi praticamente su tutto ciò che nel nostro ordinamento ha natura mobiliare.

Per ciò che concerne l'ordine rispetto agli altri privilegi, l'art. 2777 c.c. lo colloca subito dopo le spese di giustizia e dopo i crediti garantiti dal pegno. L'ultimo comma del citato articolo tutela ulteriormente l'art. art. 2751 bis affermando in via "pre-interpretativa", che i privilegi che altre leggi speciali collocano come preferiti ad ogni altro credito, devono collocarsi sempre dopo le spese di giustizia e i crediti di cui all'art. 2751 bis.

 

Operatività del privilegio generale ex art. 2751bis n.1) - compendio immobiliare

L'art. 2776 c.c. colloca in via sussidiaria i crediti di cui all'art. 2751 bis sul ricavato della vendita dei beni immobili. Ovviamente, "collocazione sussidiaria" vuole dire due cose: la prima che sono salvi i diritti dei creditori ipotecari e degli gli altri creditori portatori di privilegi immobiliari; la seconda è che sia non sufficientemente fruttuosa l'esecuzione sui beni mobili del debitore. Inoltre, i crediti per TFR e per l'indennità di mancato preavviso, sono anteposti a tutti gli altri crediti di lavoro dipendente, i quali vengono ulteriormente anteposti ai crediti contributivi di cui all'art. 2753 c.c..

 

Spettanza degli interessi e della rivalutazione

Come è noto, la querelle sulla disparità di trattamento che si creava nella vigenza della vecchia Legge fallimentare sulla spettanza degli interessi post-fallimentari ai soli crediti privilegiati muniti di pegno e di ipoteca, fu risolta con l'intervento della Corte Costituzionale, che sancì la spettanza degli interessi post-fallimentari ai crediti di lavoro dipendente. Per cui il quadro che si delineò in base alla su richiamata sentenza fu il seguente:

  • spettanza della rivalutazione dal dovuto fino all'esecutività dello stato passivo;

  • spettanza degli interessi post-fallimentari al tasso legale, se nel contratto di lavoro non fosse stato previsto un tasso diverso;

  • applicazione dei suddetti interessi dalla data di fallimento, fino alla data di vendita dei beni cui si riferiva il privilegio, sulle somme rivalutate di anno in anno.

  • riconoscimento dello stesso grado di privilegio agli interessi maturati prima della dichiarazione di fallimento. 

Interessi non enunciati nella domanda di insinuazione al passivo

Gli interessi e la rivalutazione non richiesti nella domanda di insinuazione al passivo non possono essere calcolati e pagati autonomamente dal fallimento in sede di riparto. Essi non possono nemmeno essere richiesti con domanda tardiva di insinuazione. Ciò in base al noto criterio della cristallizzazione nello stato passivo della domanda e dei suoi accessori.

 

NOVITA' APPORTATE DALLA NUOVA LEGGE FALLIMENTARE

In gran parte la logica precedente viene confermata dalla nuova Legge fallimentare, che accoglie e sistematizza in un quadro più coerente una serie di principi direttamente derivanti dalle sentenze interpretative della Corte Costituzionale.

Il nuovo art. 54 regola in modo preciso il diritto dei creditori privilegiati nella ripartizione dell'attivo, sancendo la spettanza degli interessi successivi al fallimento. L'ultimo comma dell'art. 54 infatti, richiama gli artt. 2749, 2788 e 2855 c.c. ed afferma che il fallimento è equiparato alla data del pignoramento. Per i privilegi generali, quali sono quelli di lavoro dipendente, gli interessi spettano fino alla data del riparto parziale per la parte parzialmente soddisfatta. Quindi con maggiore coerenza rispetto al quadro di riferimento della vecchia Legge fallimentare, la data finale di computo degli interessi viene spostata in avanti, in considerazione del fatto che fra il realizzo del bene, e la distribuzione del prezzo, può intercorrere anche un notevole lasso temporale. Così facendo gli interessi decorreranno fino all'effettivo pagamento.

Per ciò che concerne il processo di formazione dello stato passivo, di notevole impatto per i crediti privilegiati sono le disposizioni del nuovo art. 93. Il numero 4) del suddetto articolo prevede che nella domanda di ammissione al passivo, debba essere obbligatoriamente indicato il titolo di prelazione anche in relazione alla graduazione del credito, nonché l'identificazione del bene sul quale la prelazione si esercita se questa ha carattere speciale. La mancata indicazione o incertezza del titolo di privilegio declassa la domanda al chirografo.

Non appartenendo il privilegio in commento al novero di quelli speciali, basterà richiamare la norma di legge senza ulteriori specificazioni sulla graduazione.

 

Riferimenti alla Legge fallimentare in vigore dal 16.07.2006

Art. 54. Diritto dei creditori privilegiati nella ripartizione dell’attivo.  I creditori garantiti da ipoteca, pegno o privilegio fanno valere il loro diritto di prelazione sul prezzo dei beni vincolati per il capitale, gli interessi e le spese; se non sono soddisfatti integralmente, concorrono, per quanto è ancora loro dovuto, con i creditori chirografari nelle ripartizioni del resto dell’attivo.

Essi hanno diritto di concorrere anche nelle ripartizioni che si eseguono prima della distribuzione del prezzo dei beni vincolati a loro garanzia. In tal caso, se ottengono un’utile collocazione definitiva su questo prezzo per la totalità del loro credito, computati in primo luogo gli interessi, l’importo ricevuto nelle ripartizioni anteriori viene detratto dalla somma loro assegnata per essere attribuito ai creditori chirografari. Se la collocazione utile ha luogo per una parte del credito garantito, per il capitale non soddisfatto essi hanno diritto di trattenere solo la percentuale definitiva assegnata ai creditori chirografari.

L’estensione del diritto di prelazione agli interessi è regolata dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile, intendendosi equiparata la dichiarazione di fallimento all’atto di pignoramento. Per i crediti assistiti da privilegio generale, il decorso degli interessi cessa alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto anche se parzialmente.

Art. 93. Domanda di ammissione al passivo.  La domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, si propone con ricorso da depositare presso la cancelleria del tribunale almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.

Il ricorso può essere sottoscritto anche personalmente dalla parte e può essere spedito, anche in forma telematica o con altri mezzi di trasmissione purché sia possibile fornire la prova della ricezione.

Il ricorso contiene:

1) l’indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalità del creditore;

2) la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o la rivendicazione;

3) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda;

4) l’eventuale indicazione di un titolo di prelazione, anche in relazione alla graduazione del credito, nonché la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale;

5) l’indicazione del numero di telefax, l’indirizzo di posta elettronica o l’elezione di domicilio in un comune nel circondario ove ha sede il tribunale, ai fini della successive comunicazioni. È facoltà del creditore indicare, quale modalità di notificazione e di comunicazione, la trasmissione per posta elettronica o per telefax ed è onere dello stesso comunicare al curatore ogni variazione del domicilio o delle predette modalità.

Il ricorso è inammissibile se è omesso o assolutamente incerto uno dei requisiti di cui ai nn. 1), 2) o 3) del precedente comma. Se è omesso o assolutamente incerto il requisito di cui al n. 4), il credito è considerato chirografario.

Se è omessa l’indicazione di cui al n. 5), tutte le comunicazioni successive a quella con la quale il curatore dà notizia della esecutività dello stato passivo, si effettuano presso la cancelleria.

Al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi del diritto del creditore ovvero del diritto del terzo che chiede la restituzione o rivendica il bene.

I documenti non presentati con la domanda devono essere depositati, a pena di decadenza, almeno quindici giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.

Con la domanda di restituzione o rivendicazione, il terzo può chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto della domanda.

Il ricorso può essere presentato dal rappresentante comune degli obbligazionisti ai sensi dell’articolo 2418, secondo comma, del codice civile, anche per singoli gruppi di creditori.

Il giudice ad istanza della parte può disporre che il cancelliere prenda copia dei titoli al portatore o all’ordine presentati e li restituisca con l’annotazione dell’avvenuta domanda di ammissione al passivo.

 


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Aggiornato il: 09 novembre 2008